Le melodie di Franz Listz

Franz Listz
Nel 2011 ricorre il bicentenario della nascita di Franz Listz,musicista che ha lasciato un segno profondo e indelebile nella storia della musica per i vertici virtuosistici e compositivi da lui raggiunti. Per celebrare tale ricorrenza sabato 2 aprile 2011 l’Associazione culturale “Edith Stein” ha organizzato presso l’Auditorium delle Clarisse una lezione-concerto del Maestro Eugenio de Luca con commento alle esecuzioni della professoressa Rosanna Arrighi.
Nel suo saluto ai presenti il professor Domenico Pertusati,presidente dell’Associazione Stein,ha ricordato le peculiarità del linguaggio della musica,arte somma che,secondo Schopenhauer,è in grado di trascendere la pesantezza della nostra esistenza terrena per consentirci di vivere e di condividere con altre persone momenti preziosi e sublimi. Il professor Pertusati ha delineato un breve profilo biografico di Franz Listz,nato a Raiding il 22 ottobre 1811,autentico bambino prodigio capace a soli nove anni di esibirsi in pubblico. Il musicista ungherese fu legato da rapporti di amicizia con i maggiori artisti e intellettuali suoi contemporanei (Paganini,Hugo,Lamartine ecc….) e partecipò attivamente al dibattito culturale del suo tempo interessandosi di poesia,sociologia e filosofia,viaggiando in tutta Europa e soggiornando a lungo in Italia. La sua vita sentimentale fu tormentata e segnata da grandi passioni,come il legame con Maria Dagourt da cui ebbe tre figli,due dei quali,Daniel e Blandine,destinati a una morte precoce. Dopo la morte della figlia primogenita Listz attraversò una profonda crisi esistenziale che lo portò ad entrare nel monastero della Madonna del Rosario a Roma e a prendere gli ordini minori. La svolta religiosa lo portò ad interessarsi prevalentemente di musica sacra,per la quale arrivò a concepire un progetto di riforma. La morte lo colse il 31 luglio 1886,a seguito di una polmonite contratta mentre si trovava a Bayreuth per il festival creato da Wagner,sentimentalmente legato a sua figlia Cosima.
Sulle caratteristiche della poetica musicale e del retroterra culturale di Listz si è soffermata la professoressa Rosanna Arrighi,che ha individuato come peculiarità del geniale artista ungherese (un autentico mago del pianoforte) il possesso di una tecnica prodigiosa,un’infinita varietà di toni,il carisma ipnotico che trasmetteva alle platee di tutta Europa; tali caratteristiche lo resero il massimo pianista del suo tempo (e probabilmente anche delle epoche successive). Autore ed esecutore dotato di una sensibilità particolare verso la vita ( arrivò a definirsi “mezzo tzigano e mezzo francescano”),a lungo idolo dei salotti mondani,seppe ricavare dall’incontro con altri musicisti preziosi contributi per la definizione dei suoi orizzonti artistici; come esempio di incontri “fecondi” possiamo ricordare quello con Berlioz,importante per l’esperienza della musica a programma, e quello con Paganini,che con il suo virtuosismo trascendentale influenzò marcatamente la parabola artistica di Listz. Per il compositore ungherese la musica,concepita metafisicamente come intuizione dell’assoluto, deve sì comunicare un messaggio sublime e suscitare emozioni,ma assume anche una spiccata valenza educativa : l’artista con le sue opere deve contribuire alla crescita morale e intellettuale del popolo a prescindere dalle condizioni socio-economiche. Probabilmente tale concezione della musica venne influenzata dagli ideali di libertà e di uguaglianza con cui Listz venne a contatto durante il suo soggiorno parigino del 1830 ( anno dei moti che portarono alla deposizione di Carlo X Borbone),nonché dai pensatori riconducibili sia al socialismo umanitario sia al liberalismo cattolico. Per consentire al popolo,privo di adeguati strumenti culturali,di godere della valenza formativa della musica,Listz ricorre alla musica a programma,cioè a composizioni basate su testi letterari noti su larga scala;in tal modo si potevano veicolare con maggiore efficacia contenuti formativi e valoriali.
Nella produzione pianistica di Listz si individuano tre generi: gli Studi,le Trascrizioni e le Opere originali. Fa parte di quest’ultima tipologia la Sonata in Si minore che il maestro de Luca ha proposto come prima esecuzione. Questa lunga e impegnativa sonata fu composta fra 1852 e 1853 ed è apparentemente riconducibile all’esperienza della musica a programma; in realtà non esistono né un testo letterario di riferimento né un titolo evocativo di contenuti. I critici hanno proposto interpretazioni ispirate a chiavi di lettura assai diversificate fra loro (dal mito di Faust all’esegesi biblica); secondo alcuni è individuabile come tema di fondo la lotta fra il bene e il male,l’eterno mistero della condizione umana. La professoressa Arrighi ha fornito una propria esegesi assai suggestiva,ipotizzando un riferimento alla cosmogonia come movimento che dal caos conduce alla luce. A livello strumentale la composizione supera lo schema classico della sonata tripartita e bitematica associando una forma ciclica,in cui i confini tra le diverse parti non sono più netti,e un’autentica metamorfosi tematica con sequenze assolutamente imprevedibili. Dall’alternanza fra tensione e risoluzione nasce un continuum dalle modalità costantemente inopinate e sorprendenti,con una sorta di percezione sinestetica che porta a “vedere”la musica.
La seconda esecuzione proposta dal maestro de Luca è stata la Parafrasi da concerto del Rigoletto di Verdi,ispirata alla celeberrima romanza “Bella figlia dell’amore”. Nel 1800 il genere della parafrasi su temi tratti da opere era molto diffuso sia fra musicisti professionisti sia nell’ambito del dilettantismo pianistico. La partitura si inserisce nella scena del Rigoletto ambientata in una squallida taverna vicino a Mantova,dove Sparafucile ha condotto il Duca per presentargli sua sorella Maddalena; fra quest’ultima e il nobile scatta una reciproca attrazione che si concretizza in schermaglie amorose “spiate” da Rigoletto e da Gilda. La sensuale romanza verdiana è trasformata da Listz in un divertito inno all’amore,dietro al quale si cela un lavoro complesso con ampio retroterra teorico. La partitura concepita per orchestra,coro e solisti è translitterata per un solo strumento,il pianoforte,senza che la rivisitazione risulti né scarna né ridondante. A rendere pregevole il risultato finale è l’estro del compositore,capace di riversare cascate di note rese fluide e fruibili con vertici di virtuosismo che fanno percepire uno spirito quasi circense. L’autore si è compenetrato nella partitura verdiana rifuggendo da ogni atteggiamento accademico; i “vuoti” che nel brano originale erano coperti dall’orchestra nella parafrasi sono stati riempiti scomponendo l’armonia (con la conversione degli accordi in arpeggi) ed espandendo le parti della melodia.
Al termine delle applaudite esecuzioni alla professoressa Arrighi e al maestro de Luca è stato attribuito il diploma di socio onorario dell’Associazione “Edith Stein” in segno di riconoscenza per il prezioso contributo offerto all’attività del sodalizio di cui oramai da anni condividono spirito e finalità.

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