La luce della speranza


Non è difficile oggi constatare che il tempo che viviamo e l’ambiente che ci circonda siano densi di disagio e di difficoltà. Si respira un’aria di insoddisfazione dovuta a molteplici fattori, da quelli sociali a quelli di carattere individuali. E’ fuori di ogni dubbio che sia carente quella luce che permette di intravvedere un cammino sereno e dignitoso: la luce che si chiama speranza.
Ma non si è sempre detto fin dall’antichità che la speranza è l’ultima a morire?
“Spes ultima dea”: è un’espressione che non dovrebbe abbandonare chi si trova in difficoltà estrema, chi si sente oppresso dalla malattia, chi è in condizioni di grave disagio fisico e spirituale, chi si sente abbandonato ed è in preda a grave sconforto e sta vivendo giorni difficili….Su questo fronte ciascuno può portare la propria personale dolorosa esperienza.

Che oggi stiamo attraversando una gravissima crisi senza precedenti è fuori di dubbio. Tutti ne parlano: i mass media non fanno altro che sottolineare a ripetizione gli aspetti più negativi. La gente ha paura e teme il peggio. Anche se appare qualche piccolo spiraglio positivo, subito c’è chi cerca di spegnere ogni speranza facendo apparire più grave e più pesante il clima che viviamo.
Mi sembra opportuno e anche importante sottolineare che il negativo assoluto, vale a dire il male in sé e per sé, non esiste; c’é il male sempre misto al bene. S. Agostino al problema del male ha dedicato una intensa e profonda riflessione: è stato un tema che lo ha tormentato e appassionato per lungo tempo giungendo a definire il male “privatio boni”, cioè mancanza di bene e quindi di essere…. Ecco perché il male assoluto non esiste: il male coesiste con il bene. In altre parole il male nasconde sempre un margine di positività, cioè di bene anche se molto limitato.
E’ propri questo margine che si ha il dovere di mettere sempre in evidenza per ragioni di obiettività onde evitare di cadere in un irrazionale pessimismo e catastrofismo. Chi percorre una strada diversa e contraria è lontano anni luce dalla verità. Per Agostino il male è pertanto una mancanza di essere, una deficienza. Senza mezzi termini arriva ad affermare che il suo essere è nel non essere.
L’uomo che riflette sa scorgere nelle realtà che sono contingenti l’essere per cui sono, cioè il bene, e, nello stesso tempo, anche quella parte di essere che a loro manca. Per questo sono realtà limitate. Di conseguenza il male che esiste è sempre un essere manchevole e deficitario.
Perché mi sono soffermato su queste disquisizioni di sapore filosofico? La motivazione è facilmente intuibile. Si tratta di eliminare con la ragione quella visione pessimistica della vita che a poco a poco attanaglia e intristisce un po’ tutti.
Se si usa, come si deve, la razionalità, le vicende della vita non possono mai essere totalmente negative: nascondono o lasciano intravedere sempre un lato positivo.

Dopo questa premessa di carattere speculativo, passiamo alla vita concreta. Quella in cui ci troviamo tutti i giorni a vivere è una crisi “poliedrica”. Spieghiamoci meglio: non è a senso unico, ma investe tutti i settori della vita.
Si parla sempre di crisi economica e sociale: in effetti è sotto gli occhi di tutti e sono tanti a esperimentarla sulla propria pelle. Quante famiglie sono in difficoltà, quanti hanno perso il lavoro, quanti sono disoccupati, quanti non hanno i mezzi per arrivare a fine mese, quanti giovani vivono in continua attesa di una qualche sistemazione. Queste dolorose “litanie” vengono ripetute di continuo. Giornali e mezzi di comunicazione tutti i giorni ci ripropongono con sempre maggior intensità la visione pessimistica del presente.
Non intendiamo ricalcare ulteriormente questi gravi disagi…
Piuttosto non va dimenticato che alla base di tanto disagio c’è soprattutto una crisi di carattere morale. E’ la coscienza che si sta deteriorando. Non servono dimostrazioni per rendersi conto che è proprio questo il presupposto di ogni altra crisi. Quando l’ordine morale viene meno, tutti i mali diventano possibili. In sostanza se il rispetto della persona viene a mancare, la società si va deteriorando: di qui ogni prevaricazione e sopruso.
Non va dimenticato che c’è una crisi ancora più grave: quella religiosa. Quanti sono coloro che non solo credono al vangelo, ma si impegnano con ogni sforzo a viverlo? Questo interrogativo riguarda, se siamo sinceri, un po’ tutti i “ credenti”, nessuno escluso.
La fede va soprattutto vissuta. L’uomo di fede è colui che si affida a Dio in tutto e per tutto. Fidarsi di Dio: è questo il significato della speranza. Chi ha fede, sa che Dio è amore. Se sono convinto che Dio mi ama, la mia speranza non viene mai meno.

Il Natale è la manifestazione dell’amore di Dio: “ Lui che era ricco per noi si è fatto povero”.
E’ importante non soltanto celebrare questo avvenimento straordinario e unico, ma soprattutto rinnovare la nostra totale adesione al Figlio di Dio che si fa in tutto simile a noi, tranne che nel peccato. E’ lui la nostra vera speranza.
Quanti sono coloro che vivono con fede il Natale? E’ vero: le chiese sono gremite per la messa di mezzanotte: in verità non si può escludere l’ipotesi che non pochi partecipano per abitudine o per rispettare una tradizione secolare o per l’emozione che procura la ricorrenza, che ci riporta agli anni della fanciullezza o anche ( perché no?) per la solennità del rito.
Natale deve fa riflettere che Dio è venuto in mezzo a noi, si è fatto bambino per esserci vicino, per condividere le nostre pene e insegnarci che siamo tutti fratelli, legati dallo stesso “ destino” eterno.
Natale significa aprire il cuore a tutti, senza distinzione alcuna.
Al riguardo vorrei riportare alcune riflessioni sul senso del Natale di don Primo Mazzolari, un sacerdote che ha vissuto con convinzione profonda il messaggio evangelico, tanto da incontrare critiche e riprovazioni anche nel mondo cattolico.
“Un bambino che non ha casa né culla né fasce ci costringe a pensare che i poveri sono una nostra colpa e che non è bene e non giova a nessuno che il mondo continui a camminare così, se pur è un camminare questo mettere insieme di ingiustizie e di dolori ad ogni passo”. Parole queste che “fotografano” la situazione di crisi che stiamo vivendo. Indicano quale deve essere il nostro impegno di credenti:“Dio ci ha creati bisognosi gli uni degli altri e ci ha messo insieme perché, volendoci bene, costruiamo la giustizia nella carità”.

Il Natale deve rappresentare una svolta nella nostra vita di credenti piuttosto passivi e abitudinari. Don Mazzolari ne era fermamente convinto: “Egli viene e con lui che viene, viene la gioia. Se lo vuoi ti è vicino. Ti parla anche se non gli parli; se non l’ami, ti ama ancora di più. Se ti perdi, viene a cercarti, se non sai camminare ti porta. Se tu piangi sei beato per lui che ti consola, se sei povero, hai assicurato il Regno dei Cieli; se hai fame e sete di giustizia, sei saziato; se perseguitato per causa di giustizia, puoi rallegrarti ed esultare”.
Ritengo che il modo migliore per festeggiare il Natale sia quello di fare nostri questi pensieri, meditandoli e soprattutto vivendoli. Non dimentichiamo mai che Cristo è la speranza che illumina la nostra vita come asseriva con convinzione S. Paolo: “Io posso ogni cosa in Colui che mi dà forza” ( Filippesi 4,13).
________________

Questa voce è stata pubblicata in Camminiamo insieme online – Settembre/Dicembre 2011 e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.