Convegno diocesano- 2 ottobre 2009

Maria madre e figura della chiesa: per una spiritualità mariana.

Itinerari religiosi
“Guardando a Maria la Chiesa vede se stessa visitata, graziata e bella perché resa dimora della bellezza che è del Figlio”

Nella sua Introduzione Mons Tanasini, vescovo di Chiavari, dopo avere accolto e salutato i presenti, ha sottolineato come il Convegno sia un’importante occasione di incontro per movimenti, parrocchie e associazioni religiose. Ha poi spiegato la profondità del tema di quest’anno e rilevato l’importanza del nostro stare insieme, raccolti attorno alla figura di Maria, Madre e Figura della Chiesa, a cui è affidata anche la chiesa particolare di Chiavari che la riconosce come sua Patrona. L’incontro con Maria - ha aggiunto il vescovo - avviene costantemente nelle diverse festività mariane e nei diversi santuari dove ella è venerata, per eventi a volte straordinari, a volte quotidiani. Quest’anno un’occasione molto significativa è rappresentata dal 400° anniversario della sua apparizione a Chiavari (dove è venerata col titolo di Madonna dell’Orto). L’evento chiavarese, che sarà celebrato il prossimo 2 luglio 2010, concluderà un itinerario iniziato due anni fa con il 450° dell’apparizione della Madonna di Montallegro.
L’apparizione sul monte (Montallegro), con l’icona della “Dormitio virginis” e quindi della Salita di Maria al cielo, – spiega il vescovo - rimanda all’esperienza della “salita spirituale”. L’apparizione chiavarese fa riferimento al quotidiano dove Maria offre il gesto benedicente di Gesù, al popolo in pericolo.
Questo itinerario si rivela, perciò, un tempo prezioso per un incontro non “esteriore” ma “interiore”, che deve segnare il nostro operare e favorire l’approfondimento della nostra vita di fede.
Negli anni precedenti i convegni diocesani si sono sempre distinti per accompagnare le comunità negli atteggiamenti operativi, aventi lo scopo cioè “di fare per intervenire”. Quest’anno privilegia un atteggiamento contemplativo, che introduce nel mistero di Maria, Madre di Dio e della Chiesa. Per essere aiutati in questo cammino, durante il corso dell’anno pastorale, si susseguiranno momenti di Lectio, di Riflessione e di Preghiera.
Monsignor Tanasini ha concluso il suo intervento con queste significative parole: “Desidero che attorno a Maria si raccolga tutta la comunità diocesana e che sia, questo, un cammino condiviso dove tutti devono sentirsi accomunati nell’andare a Gesù per Maria”.

Relazione di Padre Gianfranco Bruni

docente di Ecumenismo alla Pontificia Università Marianum (Roma)

La Relazione di padre Gianfranco Bruni inizia con i versetti del salmo(133): “Ecco quanto è gioioso che fratelli e sorelle stiano insieme per raccontare nella pace e nella gioia le cose che ci stanno a cuore…”. Queste parole sottolineano subito la bellezza dello stare tutti insieme in ascolto della parola, come già Monsignor Vescovo aveva anticipato nella sua introduzione.
I La figura di Maria - dice - va accolta, letta e interpretata all’interno della grande “aspirazione” della fede (cristiana). In breve a noi, creature di domanda, di invocazione, di attesa viene donata la certezza che Qualcuno o Qualcosa, di sua iniziativa, ci viene incontro per dare un senso al giorno che ci è dato vivere e all’ora che ci è data per morire.
Questa è l’esperienza cristiana, in cui un Tu viene da lontano e si manifesta a noi come il dono del Padre. Questo Tu è il Cristo, il sacramento storico della passione di Dio per l’uomo. Egli è il senso, il nome nuovo della salvezza. Dio si autorivela e autocomprende in noi viandanti, come passione d’amore e il suo sogno è la nostra trasformazione in nuove creature in Cristo per Maria, che è il “dono” più grande che il Padre ci fa attraverso il Figlio.
Nel Vangelo di Giovanni viene riaffermato che Maria non è frutto di un sentimento, ma appartiene all’ordine del “dono” (“Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:”Donna, ecco tuo figlio!” Poi disse al discepolo:”Ecco tua madre!” E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.” Gv 19, 26-27). E’ il figlio in croce che la dona al discepolo come “madre”. Costituisce pertanto un atto di obbedienza il prenderla con noi tra le cose più care.
E qui, sotto la croce – ricorda il relatore - nasce la Chiesa: con Maria e Giovanni, l’insieme dei discepoli amati e chiamati a partorire il Verbo al mondo.
L’oratore procede quindi nell’analisi di alcuni punti essenziali per favorire la comprensione della figura di Maria. Punto cardine della relazione è il riferimento al Concilio Vaticano II che, seguendo la Tradizione, definisce la Vergine: “tipo ed esempio” (tipus et exempla) della Chiesa stessa. Le indicazioni conciliari sono indispensabili per accogliere la figura mariana nel modo giusto, senza sporcare il grande dono che Dio ha voluto farci in Lei.
Una data importante, a questo proposito, è il 21 novembre 1964, giorno in cui fu proclamata la costituzione dogmatica Lumen Gentium che, al capitolo VIII, dà il via alla svolta mariologica nel mondo cattolico.
Giovanni Paolo II, poi, scriverà la “magna charta” sull’argomento: la “Redemptoris mater” del 25 marzo 1987 definendo così la mariologia della nostra fede.
E’importante, secondo P. Bruni, conoscere Maria attraverso le scritture riconsegnate a noi dalla Tradizione. Non è possibile isolare “Maria madre e figura della Chiesa” dal mistero di Cristo e dal mistero della Chiesa.
I documenti conciliari la offrono come “tipo” e “figura” a cui tendere e, nel suo mistero, la Chiesa in lei vede, legge ed interpreta se stessa in maniera eminente e singolare.
Questi concetti ci aiutano a capire da dove veniamo, dove siamo e dove andiamo (senso della vita) e a camminare verso una mariologia della normalità, riscoprendo i panni umili di quella fanciulla di Nazareth che, nello splendore della sua bellezza semplice, continua a comunicare la “gioia sofferta” dell’incontro con Dio.
Nell’approfondimento della figura della Madre di Dio, P.Bruni dà particolare risalto alla concretezza del suo essere, inserito in un luogo (Israele) e nella Chiesa nascente, per narrare e racchiudere la storia dell’umanità.
Qui sottolinea la necessità di un ritorno alla mariologia biblica del tutto nel frammento e del frammento nel tutto per sapere come Dio sta davanti all’uomo ed anche come l’uomo sta davanti a Dio.
Una delle letture utili a tal fine - continua padre Bruni - è rappresentata dal vangelo dell’Annunciazione di Luca (“Rallegrati piena di grazia: il Signore è con te.” Lc 1,30) nel quale ci viene mostrato il modo in cui Dio a noi si rivela: non siamo noi a prendere l’iniziativa. E’ Dio che, gratuitamente, per amore, nella libertà decide di uscire dalla sua solitudine per farsi nostra compagnia. Attraverso l’arcangelo Gabriele è il “lontano” che si fa “vicino”. Gabriele, infatti, va da Maria (donna concreta, in un luogo preciso) e le comunica la grande notizia. Esempio di come Dio, nella sua grazia e libertà, decide di entrare nel nostro spazio e interpellarci come “PAROLA”.
Dio visita, entra in uno spazio e parla. Le sue prime parole, attraverso l’angelo sono di gioia “Rallegrati…”. Tutto è grazia, cioè invito alla gioia. Anche tu, Chiesa, sei visitata e allora chiamata alla gioia!
In questo episodio Maria riassume in sé la grande esperienza di Israele, l’Israele di Gerusalemme (“Rallegrati figlia di Sion, grida di gioia Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!” Sofonia 3,14) ed è chiamata ad essere, come la Chiesa, figura dell’umanità intera. “Gioisci” perché il Signore è con te, perché hai trovato grazia presso Dio e quindi Gerusalemme e la Chiesa devono essere gioiose perché amate da Dio.
Nel Figlio atteso Maria diviene la donna-Emmanuele, la donna abitata dalla grazia. Come lei anche la Chiesa viene chiamata ad essere umanità e madre, quindi abitata dalla grazia. La sua vocazione è quella di essere donna-madre, ma madre del figlio di Dio. Anche la Chiesa sarà simile alla madre perchè avrà assunto in sé l’immagine dell’uomo che è Gesù Cristo; sarà anche bella perchè in sé avrà, in Cristo, il comandamento dell’amore e la speranza della vita eterna. La sua bellezza, come per Maria, risiede nella sua profonda purezza resa, dal figlio, del tutto incontaminata dalle brutture del mondo.
Nella sua maternità, Maria ci dona una prospettiva nuova per il futuro: si offre per noi come luogo di incontro, perché il suo “sole” lo concepisce e lo partorisce per i semplici (i pastori) e lo dona alle genti (i magi), porgendolo nella luce.
Ella - continua padre Bruni - diviene icona del “come “ stare davanti a Dio. Infatti, tre sono le parole che raccolgono il giusto atteggiamento: 1) Fiat, 2) Magnificat, 3) Gladius.
1) Fiat:
Dinnanzi a Dio che la visita lei risponde “Sì”. E qui nasce l’esperienza di fede. Quando il pellegrino umano e quello divino si incontrano nel “sì” della fede, questo si trasforma in un “eccomi” gioioso. Maria ha reso grazie a Dio con la sua risposta perché lo ha magnificato con un “Sì” gioioso.
2) Magnificat:
Nel Magnificat (Lc 1,46) – dice p. Bruni – Dio “ha guardato l’umiltà della sua serva…” ed ella comprende che la sua umiltà, il suo essere piccola è la condizione per essere guardata dalla misericordia di Dio. Anche per noi il luogo dell’incontro con Dio è l’umiltà. Il sapere orgoglioso rende l’uomo squallido, ma nel Magnificat siamo consolati perchè ci viene ricordato che Dio può operare ovunque, anche dove sono presenti i grandi idoli degli uomini e sconfiggerli. Maria è totalmente libera dagli idoli e, per questo, è totalmente disponibile al sogno di Dio.
3) Gladius:
(“anche a te una spada trafiggerà l’anima..,”Lc 2, 35)
Tutto quello che il Padre relatore ci ha riferito e più volte sottolineato, non è però senza prezzo. Nei Vangeli si dice che anche Maria “non comprese” quindi capiamo che conosce, come noi, le conflittualità (“custodiva tutte queste cose nel suo cuore” Lc 2, 51) e la notte oscura della fede. Maria, però, è donna forte e possiede la forza dei saggi di Israele. Capirà poi, il terzo giorno e potrà, in tal modo, divenire chiave di lettura della fede per tutti noi perché capisce che non c’è relazione senza libertà.
Nella notte oscura riesce a conservare nel suo cuore quello che non capisce ed è disposta ad attendere il tempo pieno dell’illuminazione.
In questo senso è Madre della Chiesa ed il suo ruolo consiste nell’orientare e nell’esortare con l’esempio e l’intercessione (Ti orienta sempre e ti orienta a Cristo e alla sua parola, con l’unica parola che dice “Qualsiasi cosa vi dica fatela” Gv 2,5). Questa unica frase da lei pronunciata, durante le nozze di Cana, è la grande ammonizione materna che Maria rivolge alla Chiesa di tutti i tempi. Il suo dito è puntato verso il figlio, rimanda sempre a lui ricordandoci, adempiendo così ancora al suo ministero di “madre”, il nostro dovere di “essere grazia” per gli altri.
In lei si incarna il destino della Chiesa, di tutta l’umanità e della creazione che è quello di diventare santi e immacolati al cospetto del Signore. Ella ci offre il suo aiuto perché per noi maternamente prega e intercede.
Maria immacolata, infine – spiega il relatore - rimane immagine della creazione ricondotta alla sua bellezza originale, quando Dio dalla polvere fece il mondo e vide che era cosa bella e buona. In Maria, la creazione è rinnovata nell’espressione biblica del termine: la creatura bella è quella che coincide con la sua profonda verità e la esprime (come sulla croce appare la bellezza di Dio e la bellezza dell’uomo). Allora icona della bellezza escatologica (ultima) che accompagna l’uomo, con lui cammina in pace e in pace con l’universo tende verso l’amore eterno. Ella, con la sua vita, presenza e parola ci ricorda tutto questo. Beata te, che hai creduto!

a cura di Rita Mangini

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2017-04-14