Incontro coppie –Madonnina del Grappa, 31 gennaio 2010

TOBI ED ANNA: UN PERCORSO DI FEDE – CAMMINARE INSIEME A DUE VELOCITA’

La lettura di questo libro della Bibbia mostra uno stile di coppia basato su diversità di fede e di atteggiamenti verso la vita, che producono in più occasioni delle tensioni. In particolare vorrei sottolineare quando Anna rinfaccia a Tobi che la sua fede, le sue elemosine, le sue opere di misericordia non lo hanno preservato dal perdere la vista: le buone opere non salvano dalla sventura. L’accusa di Anna rappresenta la prova che non c’è rapporto di causalità tra virtù e felicità (cap. 2,11-14). Possiamo notare un’asprezza linguistica da parte di Anna, scettica sul comportamento virtuoso del marito, contrapposta al silenzio di Tobi che, invece di ribattere, rattristato si mette a pregare. Il secondo episodio che vorrei evidenziare si riferisce al momento in cui Tobia, figlio unico, è inviato dal padre Tobi in Media, per recuperare del denaro risparmiato da Tobia e là depositato (cap. 4). Quest’episodio, che segue il momento della preghiera di Tobi, gli fornisce l’occasione di istruire suo figlio sulla fedeltà a Dio e alle leggi della tribù d’Israele. Anna, piangendo, si contrappone al marito, accusandolo di allontanare il loro unico figlio, mettendolo in una situazione potenzialmente rischiosa, per riavere del denaro di cui si potrebbe fare a meno. Tobia la rincuora invitandola ad avere fede (cap. 5,18). C’è una gran dimostrazione di serenità e di fede da parte di Tobi, al contrario di Anna, anche quando il figlio ritarda il suo rientro dalla Media, Tobi rimane fiducioso e pensa che sia stato trattenuto, mentre Anna si dispera e lo immagina già morto (cap. 10,1-7). Vorrei ora condividere alcune riflessioni e proporvi alcune domande stimolo per il lavoro di coppia che seguirà. E’ importante conoscersi bene, sapere chi si è realmente nel profondo e interrogarsi anche sul livello di spiritualità che contraddistingue la nostra coppia. E’ importante conoscere la persona che ci sta accanto e cogliere le sue diversità da noi, perché la diversità è ricchezza e apprezzare le differenze consente di crescere insieme, anche nella fede.

Se volessi fare il punto del mio cammino di fede, quanto la convivenza di questi anni e la vicinanza dell’altro/a mi ha aiutato a progredire?

Tobi raccomanda al figlio: ”Non fare a nessuno ciò che non piace a te” (4,15), precetto e regola aurea che ritroviamo nei Vangeli; “Prendi consiglio da ogni persona assennata e non disprezzare ogni consiglio utile (4,18); “In ogni circostanza benedici il Signore Dio e chiedigli di appianare le tue vie e che giungano a buon fine i tuoi passi e i tuoi progetti” (4,19).

Se mi trovo a fare fatica nella mia coppia, quale ruolo ha la preghiera e l’affidamento a Dio nell’accettazione di alcuni contrasti o nella soluzione dei conflitti?

Quanto riesco ad accogliere il comportamento dell’altro/a nonostante non mi piaccia e quanto accetto i suoi suggerimenti?

Ognuno di noi ha dei difetti che col passare degli anni non migliorano, non si cancellano. Prendere coscienza di questo limite è importante. “Anche nei momenti di tensione il modo di litigare può essere evangelico: mettere Gesù nel mezzo ci permette di non superare mai la soglia del rispetto. Invece di “portare il muso” posso tirare fuori il meglio di me, perché voglio più bene a te che alle mie ragioni” (In coppia con Dio - P. Curtaz – San Paolo)

Che cosa c’è oggi al centro della mia vita?

In che modo sono cambiato/a o è cambiato il mio modo di agire con te in questi anni?

In che modo ti valorizzo? In che modo tu mi valorizzi?

In che cosa ti porto rispetto? In che modo ti manco di rispetto?

Anche dopo molti anni la vita a due resta una promessa che sperimenta quanto si può costruire ancora insieme. Col passare degli anni diventiamo altre persone, si cambia e questo dà linfa nuova alla coppia.

Oggi io m’innamoro di te perché….

“Prima del fidanzamento molti pensano che, da qualche parte del pianeta stia passeggiando la sua vera metà, come se portassimo un codice a barre di riconoscimento…” (Curtaz – In coppia con Dio – San Paolo pag. 45 e segg.) “Allora molti coniugi pensano, anche dopo anni di matrimonio, che forse la persona che ho accanto non è la persona della vita, è una bella persona, non ho trovato di meglio, a col passare degli anni sono emersi difetti. Va abbastanza bene, ma forse c’è l’altra metà e se l’incontro lascerò tutto e me ne andrò”. Invece nel testo che abbiamo letto non va così, Tobi e Anna, nella loro diversità, invecchiano insieme.“La realtà è che non sappiamo se chi ci è accanto è l’uomo/la donna della nostra vita, ma è la persona che ho scelto e insieme si deve cercare a cosa siamo chiamati, cercare insieme il senso della vita”. “Grazie all’amore di Dio, nonostante le difficoltà, le diversità, le fragilità, sono reso capace di amare. Il mio amore non sarà un grande amore, ma sarà tutto l’amore di cui sono capace. Non dobbiamo arrenderci, ma affidarci a Lui. Talvolta tratti della personalità che prima erano avvolti dall’affetto e dal sogno di coppia emergono come difetti e ciò che prima era accettabile diventa durezza di carattere, puntiglio insopportabile e provoca bronci e piccole ripicche che generano risentimento. Brambilla nel suo libro “Cinque dialoghi su matrimonio e famiglia” ed. Glossa fornisce alcuni utili suggerimenti per evitare la rottura della relazione. Provo a sintetizzarne alcuni. VIGILARE – La routine della casa, del lavoro, dei figli, degli impegni, possono far venire la tentazione di investire su di sé solamente, con la convinzione di poter sempre tornare indietro, ma certe scelte fanno spostare da un’altra parte la fantasia, le immagini, il cuore. Il gesto trascina la scelta, la scelta corrompe il desiderio, il desiderio dirotta il cuore e ci si ritrova un altro volto, un’altra identità. L’attenzione è molto importante, porta con sé uno sguardo capace di vedere e di amare l’altro nella sua interezza, senza incaponirsi sui particolari (le differenze). COMUNICARE – Quando due giovani si fidanzano in molte espressioni dialettali si dice “si parlano”. Parlare per conoscersi. Quando la comunicazione si fa rara, si perde la memoria dei momenti belli, il ricordo della promessa. Noi comunichiamo anche con il corpo: sguardi, gesti, prossimità. Se, a causa del calo di desiderio, il linguaggio del corpo passa in secondo piano, abbiamo ridotto lo spazio del dialogo. Curtaz, nel libro “In coppia con Dio” ed. San Paolo, afferma che l’espressione “fare l’amore” significa costruire l’amore, per imparare a donarsi, per donare a vita. Non posso costruire l’amore se non rispetto l’altro, se non ci parlo da mesi, se ci siamo rassegnati ai nostri difetti e non “lavoriamo” più sulla relazione. Il fatto di essersi conosciuti non è un caso, ma frutto di un progetto di Dio che riguarda ciascuno e anche la coppia. Allora è bene riconoscere la nostra vocazione all’amore e lavorarci sopra. AVERE CURA – La cura è l’atteggiamento per cui mi importa dell’altro, mi fa interesse, ossia interessere, essere nel mezzo della relazione. A volte ci può essere una caduta degli affetti, ma ciò non giustifica il tradimento anche solo mentale del progetto iniziale. Il legame che nasce dall’aver cura è un legame forte che attraversa tutte le stagioni della vita, ci fa crescere i figli, occuparci dei nostri genitori anziani e rioccuparci della coppia quando i figli saranno usciti da casa. Nel libro che abbiamo letto ci sono molti spunti e sono presentate altre due coppie: Tobia e Sara e i genitori di lei Raguel e Edna. Il momento del loro commiato dalla figlia è ricco di suggerimenti, uno su tutti: “Davanti al Signore ti affido mia figlia in custodia, non contristarla in nessun giorno della sua vita” (10, 13)


2010-02-13