RIFLESSIONE IN COPPIA

11.10.2008

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio». [Lc 6, 36-38]

  1. 1.Come guardo alle mie "cadute"? Sono disposto a perdonarmi?
    Sono disposto a chiederne perdono all'altro?
    Come lei/lui percepisce la mia richiesta di perdono?
  2. 2.Vi accorgete durante la vostra giornata dei gesti di perdono/amore che l'altro ha verso di voi?
    E voi vi accorgete di farne?
    Quali?
  3. 3.Quali gesti, atteggiamenti e parole cariche di aggressività percepisci nell'altro e ti sembra di vedere in te?
    Ce ne sono di "ripetitivi"?
    Da cosa possiamo cominciare per trasformarli insieme in gesti d'amore?
  4. 4.Quanto spazio diamo a Dio nel nostro quotidiano perché ci aiuti a guardare all'altro al di là di ciò che ci ha ferito?

L'inverno dei ricci

Si narra che un giorno venne ad abitare nella foresta una famiglia di ricci. Le bestiole trascorsero l'estate divertendosi sotto gli alberi, giocando a nascondino tra i fiori, dando la caccia agli insetti e dormendo di notte sul soffice letto del muschio. Un'estate bellissima. Un mattino videro tante foglie secche ai piedi degli alberi: era l'annuncio dell'autunno. La temperatura si abbassò, gli alberi si spogliarono e ben presto cominciarono i rigori dell'inverno. La notte soprattutto faceva tanto freddo. I poveri ricci tremavano e non riuscivano a chiudere occhio. Videro che gli uccelli si tenevano caldo l'uno con l'altro, anche i conigli e le marmotte e le talpe... Fu così che decisero di stringersi l'uno accanto all'altro per riscaldarsi. Fu un'esperienza traumatica: si ferirono l'uno con l'altro con i loro aghi. Per un po' stettero lontano gli uni dagli altri, ma alla lunga decisero di tentare di nuovo di avvicinarsi. Questa volta con dolcezza, ritirando i loro aculei e cercando la posizione giusta per non pungersi. Ci riuscirono. Le notti continuavano ad essere lunghe e fredde, ma ora, insieme, erano in grado di ottenere un minimo di calore e di poter dormire.

Bruno Ferrero, "Il canto del grillo"


Vai su...


2008-10-11