... di uomini che – nella loro fragilità – hanno il potere di perdonare i peccati nel nome di Dio, di consacrare l’Eucaristia, di tramandare le Scritture, di guidare la comunità cristiana. Forse ha voluto così perché la sua grazia possa meglio risplendere attraverso la nostra debolezza.
Nel Vangelo, gli Apostoli si dedicano come meglio possono alla gente, tanto da non avere il tempo di mangiare. Gesù li vede, e provvede con delicatezza: ”Venite in disparte, in un luogo deserto e riposatevi un poco”. Le parole del Maestro valgono non solo per gli Apostoli, ma per tutti: ci ricordano che non dobbiamo ingolfarci nelle cose da fare anche se necessarie, e che non dobbiamo essere pigri. Ci ricordano che non basta lavorare per Dio, ma dobbiamo lavorare con Dio, poiché senza di Lui non possiamo far nulla. Lavorare senza misura ci fa perdere la misura della realtà e della vita, ci fa dimenticare ciò che più conta come la famiglia, gli affetti, l’amicizia, la cura dell’anima, i malati ei poveri, le molte solitudini attorno a noi, la visita alle tombe dei defunti, e altro ancora. A volte, invece, sembra che la domenica sia un contenitore da riempire anziché un tempo da vivere.
L’invito di Gesù ci insegna anche come riposare. Egli non dice ai suoi “andate”, ma “venite” a riposare: cioè li invita con sé poiché è Lui il riposo vero, è stando con Lui che le forze si rigenerano, è la sua amicizia che disseta, che conforta da fatiche, delusioni, paure. Perché questo ristoro avvenga, Gesù li conduce in un luogo deserto: è necessario un po’ di solitudine e di silenzio, perché si possa assaporare l’intimità di fede e d’amore che favorisce il colloquio e l’apertura del cuore. Sono i tempi di solitudine con Dio che ci salvano dalle tristi solitudini del mondo; è il deserto abitato da Dio che fa fiorire i deserti della vita terrena.
Cari Amici, ci si riempie di rumori, parole, immagini, perché si ha paura di restare soli. Tuttavia ricordiamo: stare soli con noi stessi è pesante, ma stare soli con Dio è essere abbracciati dall’amore, é entrare nella comunione dei santi. Solo così riusciamo a guardare gli altri - in casa, sul lavoro, nel tempo libero - e vederli come fratelli. Solo guardandoli con gli occhi di Dio possiamo riconoscere in ciascuno il volto di Gesù. A voi, cari parrocchiani, l’augurio di continuare a dedicarvi generosamente alla comunità, e a riposare come il Signore ci insegna. Tutto sarà più fecondo: non basta spendersi molto, è necessario partire dalla preghiera, la prima opera della fede, per operare insieme a Lui, ai fratelli, ai nostri Pastori.


2018-07-22