II “Camminiamo insieme" compie 25 anni

a cura di un gruppo di amici della redazione degli anni '80 - '90

Venticinque anni possono sembrare pochi, ma diventano una meta di cui andare orgogliosi. Dopo aver festeggiato il 40° anniversario di istituzione della nostra parrocchia, intendiamo sottolineare questa "visibilità" come una qualità essenziale della testimonianza evangelica. Gesù nel Vangelo ha detto che la lampada non si pone sotto il tavolo (Mt.5,15), che una città posta sul monte non può restare nascosta (Mt.5,14) e che quello che ascoltate all'orecchio dovete predicarlo sui tetti (Mt. 10,27). c Tuttavia, nello stesso Vangelo, non mancano affermazioni che suggeriscono che anche la discrezione è una nota essenziale della visibilità evangelica. Pensiamo alla vita nascosta di Gesù a Nazareth e alla sua vita pubblica, che non è stata una manifestazione accecante, ma una testimonianza di una storia, di un cammino quasi in chiaroscuro. Gesù ha testimoniato argomenti convincenti soltanto per coloro che hanno occhi per vedere e orecchie per sentire. Gesù nel Vangelo di Marco impone il silenzio e per capire la sua vera identità occorre aspettare l'itinerario della sua passione e morte in Croce.
Quando volevano farlo Re dopo la moltiplicazione dei pani, si ritirò sulla montagna tutto solo (Gv.6.5). Anche Gesù risorto non sceglie una luce accecante di fronte al centro del potere del Senato Romano, ma una luce che crea lo spazio per una libera adesione.
Non vogliamo allora suonare la tromba per attirare l'attenzione. Siamo umilmente fieri di quello che il Signore è riuscito a costruire in questi anni attraverso oppure nonostante noi. Non condividiamo l'orgoglio di coloro che contemplano presuntuosamente le proprie fronde dimenticandosi delle radici.
Sfogliando il bollettino “Camminiamo insieme" ci rendiamo conto che il Vangelo e l'insegnamento della chiesa, forniscono una chiave di lettura intelligente, originale e illuminante della nostra vita, di questa comunità e della società di oggi. Se ci banalizzassimo, incolori, inodori, insapori, sarebbe una pubblicazione inutile e superflua. "Camminiamo insieme" è stato ed è un compagno di viaggio per interpretare con sguardo cristiano i fatti della vita di ogni giorno. Testimoniamo idee ferme e convinzioni ben motivate, ma non la iattanza di chi si sente migliore.
Siamo aperti al dialogo con credenti e non credenti; abbiamo ospitato articoli di ampio respiro, espressioni di coscienze critiche nella società e nella comunità ecclesiale senza censure clericali e filtri nascosti. Sul sito della Parrocchia di Sant'Anna ormai da quasi sei anni abbiamo trasferito l'esperienza acquisita in questi 25 anni di pubblicazione di "Camminiamo insieme ". Chi non possiede nella libreria di casa "Camminiamo insieme" può cercare sul sito gli ultimi numeri e le intuizioni di 25 anni fa, la consapevolezza delle nostre radici e la riaffermazione dei valori di riferimento che ci hanno guidato in questi anni.
"Camminiamo insieme” è stato il programma pastorale del Cardinal Pellegrino che a Torino 35 anni fa si è fatto compagno di strada di tutte le categorie di persone, dagli uomini di cultura fino alle persone più semplici ed umili. Per lui era naturale e motivo di gioia ascoltare, accogliere, suscitare e accettare collaborazioni, condividere i problemi e le responsabilità: come Gesù in dialogo con i discepoli di Emmaus.
In questi anni "Camminiamo insieme" ci ha aiutato a superare l'idea di una parrocchia vista come agenzia di servizi, a consolidare la realtà esistente, a promuovere l'equiparazione dei singoli, dei gruppi e associazioni sul territorio, senza dominio patriarcale che con il paternalismo e il culto della personalità esclude e marginalizza persone e gruppi. Ci ha aiutato a ripensare la parrocchia attraverso il coinvolgimento di tutti, soprattutto di coloro che partecipano marginalmente, "uscendo dalla sacrestia" e incontrando le persone nei loro ambienti di vita. I laici, pur abitando il "frammento" sono stati educati a sentirsi responsabili del "tutto". Il problema non è solo la carenza dei preti, ma il modello pastorale che è in atto.
Per ciò che riguarda l'itinerario della costruzione del nuovo complesso parrocchiale, "Camminiamo insieme" ha svolto ottimamente il compito di informare, oggettivamente e serenamente, senza rispondere alle polemiche, lasciando spazio ai singoli, alla libertà di gruppi e associazioni, senza atteggiamenti aggressivi e violenti.
A Prometeo e Sisifo, assunti come simboli del "pensiero moderno", non abbiamo sostituito Narciso che vede soltanto se stesso, perché nutre la pretesa di essere l'unico orizzonte. Il nostro pensiero non è né "forte", ne"debole", ma "umile", perché ha cercato di ascoltare le giuste critiche, senza cadere nei loro ideologismi e nei vari schieramenti politici. L'umiltà non va dal basso in alto, ma dall'alto in basso. Non significa che il più piccolo riconosca il più grande, ma che questi s'inchini con riverenza davanti al più piccolo. L'umiltà di Dio risplende nel mistero della Sua Incarnazione, Passione e Morte. La fede è pensata e comunicata non contro gli altri o nell'indifferenza degli altri, ma rivolgendosi a delle libertà vive, capaci sia di accogliere, sia anche di rifiuto. L'umiltà si armonizza molto bene con una identità chiara e con una grande forza, senza per questo eliminare o negare l'altro.
Qual è il mondo alternativo a Dio? Si può rispondere semplicemente che è il "mondo del diavolo", cioè il mondo che si costruisce sulla divisione.
Dove c'è divisione non c'è Dio. Ma più precisamente cosa significa? La prima divisione diabolica è quella che separa Dio dal mondo e dall'uomo.
Un mondo senza Dio è un mondo diabolico perché osa separare ciò che Dio ha unito. Sia detto per inciso: questo non dice ancora nulla su coloro che dicono di essere senza Dio; anch'essi sono amati da Dio e quindi vanno amati e rispettati nei loro valori che, se sono veri (come lo sono in tanti casi), rispecchiano la Sapienza di Dio. Si tratta, è importante capirlo, di una dimensione - per così dire- culturale, cioè della concezione della vita pratica che si comporta "come se Dio non ci fosse" e, soprattutto, come se la salvezza fosse a portata di benessere economico, salute del corpo, carriera, onore,...potere.
Solo Dio salva e quindi lontano da Dio non c'è via d'uscita; questo non dice nulla sulla bontà, serietà, rispettabilità di coloro che non credono, ma dice moltissimo a coloro che dicono di credere. L'altra separazione diabolica è quella tra i fratelli; è contro questa "diavoleria" che S.Giacomo si scaglia. Ognuno farà bene a riflettere sul suo modo di amare; è lì che sta la sapienza ed è lì che si insinua il "diavolo".
Parliamo dell'amore, cioè della capacità di volere il bene degli altri prima del proprio e di essere disposti a dare il proprio bene agli altri: a quelli che lo meritano e a quelli che non lo meritano; a quelli che ricambiano in abbondanza e a quelli che sono incapaci di riconoscenza. Da ultimo c'è da dire che si diventa "diabolici" quando non si servono "quelli di fuori", cioè coloro che non sono parte del proprio "gruppo-setta". Una Chiesa (e quindi un cristiano) che non dà – letteralmente - la vita per il mondo non è fedele al Vangelo, perché, paradossalmente, non facendosi serva del mondo (per esempio con la misericordia) diventa essa stessa mondo; senza misericordia per quelli di fuori, la Chiesa viene assorbita dal "mondo diabolico" e perde la gioia del Vangelo. (Gc.4,l-12)
"Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? 2 Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; 3 chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri. 4 Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio?
Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.5 Forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi? 6 Ci dà anzi una grazia più grande; per questo dice: Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia. 7 Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi. 8 Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Purificate le vostre mani, o peccatori, e santificate i vostri cuori, o irresoluti. 9 Gemete sulla vostra miseria, fate lutto e piangete; il vostro riso si muti in lutto e la vostra allegria in tristezza. 10 Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà. 11 Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge. E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, ma uno che la giudica. 12 Ora, uno solo è legislatore e giudice, Colui che può salvare e rovinare; ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo ‘prossimo’?”.
Siamo grati al direttore responsabile di "Camminiamo insieme", perché in questi anni ha sempre invitato tutti a scrivere sul bollettino e non ha censurato mai nessun articolo nemmeno quelli scritti in pessimo italiano oppure ipercritici. "Camminiamo insieme" non è mai stato "clericale", ma nemmeno si è arreso al "cesaroparrocchialismo" di gruppi settari, dogmatici e intolleranti di laicisti (= "lupi vestiti da agnelli") .
Esiste un clericalismo laicista molto fanatico, pericoloso per la "sana e cristiana laicità". Se Croce diceva:" Perché non possiamo dirci cristiani? Perché siamo laici. Noi dobbiamo fare l'affermazione complementare:" Perché non possiamo dirci laici? Perché siamo cristiani!"
Nei 25 anni di "Camminiamo insieme" non troviamo un solo articolo che sia scritto singolarmente dal direttore responsabile, ma soltanto in gruppo, dopo ampia discussione, eppure sappiamo che è stato il padre fondatore, l'anima e la guida in questi anni nel rispetto della libertà di tutti e della presenza dello Spirito Santo nella comunità di S.Anna. La presenza di Dio nella comunità è amplificata dalla lente della storia della parrocchia di Sant' Anna e proprio questa angolatura restituisce una freschezza e una verità, piuttosto opaca e nascosta in altri bollettini simili al nostro. I vescovi italiani così hanno impostato questo primo decennio pastorale del terzo millennio; in "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" (29 Giugno 2001):
"Insieme a voi abbiamo cercato di condividere il peso delle tristezze e delle angosce dei nostri contemporanei; convinti che compito primario della Chiesa sia testimoniare la gioia e la speranza originate dalla fede nel Signore Gesù Cristo, vivendo nella compagnia degli uomini, in piena solidarietà con loro, soprattutto con i più deboli.
Vorremmo essere soprattutto i "collaboratori" della vostra gioia, senza "far da padroni" nella vostra fede” (2 Cor 1,24).
Infine concludiamo con un augurio che ci è proposto da S.Ambrogio:
"Il Signore ci conceda di navigare con vento favorevole su una nave veloce, di sostare in porti sicuri, di non conoscere prove più gravi di quanto possiamo sostenere, di non incorrere nei naufragi della fede, di possedere una calma profonda e, nel caso che qualche evento sommuova contro di noi i flutti di questo mondo, di avere vigilante al timone il Signore Gesù il quale plachi la tempesta e stenda sul mare la bonaccia".




2009-12-03